Black Mirror S04: identità violate e alter-ego digitali

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Tempo di lettura previsto: 8 minuti

⚠️ ATTENZIONE ⚠️

Parto da una piccola premessa: di recente, anche prima dell’uscita della quarta stagione, ho letto una polemica sul cambiamento di Black Mirror dopo il passaggio da Channel 4 a Netflix, denunciando un cambio di direzione della serie tv che io non avevo notato… Non perché io sia stupida (…?), ma perché ho cominciato a recuperare Black Mirror proprio quest’anno (e in realtà mi mancano ancora un paio di episodi delle stagioni scorse, dato che non ho ancora il coraggio di vedere Shut Up and Dance) vedendo le puntate in modo sparso, non in ordine di stagione… Quindi per me c’erano solo “puntate belle” e “puntate meno belle” (nonché “puntate da shock” e “puntate non da shock”). Ma, dopo aver leggiucchiato di questa polemica, ho fatto mente locale mentre guardavo questa quarta stagione. E ho capito, in parte, cosa è cambiato (#yeee).

Il “finale sfumato” è sparito. La storia e l’intreccio della trama sono più importanti della “critica” alle nuove tecnologie, le quali spesso sono più un pretesto per raccontare il conflitto di uno o più personaggi, nonché la sua risoluzione (in positivo o in negativo). La storia può essere raccontata bene, altre volte male. Può avere un lieto fine, ma anche no.

E, che ci sia o meno il disagio caratteristico del “primo Black Mirror, abbiamo comunque la netta sensazione del “Ok, questa puntata è finita. La storia è finita”. Prima, questo “finale netto”, questa risoluzione della trama, non era poi così evidente. Certo, anche con Netflix questa caratteristica non è del tutto assente (Nosedive), ma in gran parte è andata persa. La precedenza non è più criticare e far riflettere, ma raccontare.

Capisco quindi chi vorrebbe “salvare” Black Mirror da Netflix, e in parte do anche loro ragione, ma la mia priorità rimane comunque un’altra: vedere una puntata bella, indipendentemente dal “Netflix/non Netflix”.

black mirror 4

Ci sono state delle belle puntate, nella quarta stagione di Black Mirror? Risposta totalmente soggettiva: sì. Ma non molte. E solo una mi ha ricordato il Black Mirror di una volta, una puntata che tuttavia non mi ha entusiasmato appieno: Arkangel, diretto da Jodie Foster. L’episodio può anche non essere appassionante (specialmente se non sei un genitore), ma ha lo “spirito” del “vecchio Black Mirror (perdonate l’eccesso di virgolettato), con tanto di “finale sfumato”.

sara arkangel

Ciononostante, le puntate che più ho preferito in questa stagione sono state Hang the DJ e Black Museum.

Hang the DJ è una puntata che non ci saremmo mai aspettati dal Black Mirror classico: infatti la base è una storia d’amore molto semplice, con due personaggi che si innamorano (o meglio, i loro alter-ego digitali)… e ha un lieto fine! Sempre che vogliamo considerare “lieto fine” quel primo sorriso scambiato dai veri Frank e Amy, i due protagonisti. Istintivamente, mi viene da paragonare questo episodio a San Junipero: una puntata ben costruita, divertente e leggera in alcuni punti, parecchio coinvolgente, con la giusta dose di drama, e che “finisce bene”. La nuova tecnologia è solo un elemento del racconto e la puntata non ne fa una critica diretta, nonostante Hang the DJ si ponga comunque una domanda: veramente la nostra esistenza è solo un semplice algoritmo?

Qualunque sia la risposta, rimane il fatto che Hang the DJ sia riuscito a raccontare il romanticismo accostandolo alle app di incontri, da molti considerate un mezzo piuttosto “freddo” per cercare l’anima gemella.

Plus di questa puntata: quel faccino adorabile che è George Bladgen, il frate tenerello di Vikings (non a caso gli abbiamo dedicato un Must Crush!)

george blagden

Hang the DJ, in breve, svela un modo in cui il nostro alter-ego digitale potrebbe aiutarci in diversi aspetti della nostra vita, in questo caso quello sentimentale. Un alter-ego, però, può essere anche sfruttato e violato, come già ci aveva insegnato White Christmas: ed ecco che questa quarta stagione debutta con USS Callister, episodio che, con qualche accorgimento, avrebbe potuto essere nettamente migliore. Infatti l’ho trovata una puntata piuttosto deboluccia. A non avermi convinta sono stati soprattutto due aspetti:

– Il finale di Robert Daily, il creatore del videogioco: troppo simile a quello del protagonista di Playtest. Sarebbe stato più interessante se Robert fosse riuscito a scollegarsi dal gioco, ritrovandosi faccia a faccia con l’equipaggio della Callister nella vita vera. Anzi, ho trovato poco sfruttato proprio questo: il fatto che Robert si relazioni con le stesse persone in due contesti completamente diversi;

– L’eccessiva facilità con cui l’equipaggio, guidato da Nanette Cole, riesca a sbarazzarsi del suo tiranno: Robert non è forse come un dio, all’interno del videogioco? Questo gli darebbe la possibilità di spostarsi da un luogo all’altro, come preferisce: quindi che difficoltà potrebbe mai essere per lui, quella di essere abbandonato su un qualsiasi pianeta virtuale? E poi: i tasti della navicella spaziale teoricamente dovrebbero essere farlocchi: come mai nelle mani di Nanette improvvisamente funzionano? Vabbeh.

Con questa puntata ho veramente compreso la polemica del passaggio di Black Mirror a Netflix: anche perché non ho trovato l’episodio un granché, nonostante stia leggendo commenti positivi.

Plus di questa puntata, totalmente gratuito: Cristin Milioti è tanto carina <3

Ma a parlare di alter-ego digitali è soprattutto Black Museum: un episodio antologico riuscitissimo, dove ad essere ben costruiti sono sia i singoli “casi” sia la macrostoria che li raccoglie. Qui abbiamo ben due alter-ego violati, con il consenso dei loro “originali”: Carrie, madre in coma che permette il trasferimento della sua coscienza nel cervello del compagno, in modo da poter vedere crescere suo figlio; e Jack, il cui alter-ego viene costantemente condannato a morte per il semplice divertimento dei visitatori del museo. E sorge la domanda che Black Mirror ci aveva già posto: l’alter-ego digitale deve essere considerato una persona vera? Deve essere rispettato in quanto persona, o in quanto ricordo di una persona?

black museum carrie

black museum jack

Tutti e tre i casi (e non ho nemmeno accennato a quello del dottore super infoiato dal dolore -?) avrebbero potuto essere puntate a sé stanti del Black Mirror classico, ma comunque è più che soddisfacente anche il risultato della macrostoria: ogni tanto continuo a pensare a questa ragazza che, compiuta la sua vendetta, ritorna per la sua strada con una scimmia di peluche sul sedile passeggero, con tanto di incendio sullo sfondo. Molto apprezzati sono stati anche i riferimenti alle altre puntate di Black Mirror (San Junipero, White Bear, USS Callister,…).

Black Mirror

Insomma, questa stagione parla soprattutto di alter-ego digitali, ma anche dell’identità violanta… privacy compresa: è il caso di Arkangel, di cui ho già parlato, in cui l’eccessiva protezione materna finisce con il distorcere la realtà e lo sviluppo cognitivo della figlia, portando all’inevitabile conflitto; ma anche di Crocodile, un vero e proprio thriller dove l’elemento tecnologico è molto, molto marginale. In effetti, questa puntata avrebbe potuto essere praticamente invariata anche senza la “macchinetta” che legge i ricordi delle persone.

Puntata a sé stante è invece Metalhead, episodio che ha voluto distinguersi fin dall’inizio “mostrandosi” in bianco e nero. Il tema, qui, è tutt’altro: la classica ribellione dei robot agli esseri umani. Probabilmente è stata la puntata che mi è piaciuta di meno… anche perché: che senso ha rischiare la vita di ben tre persone per un cavolo di orsetto di peluche?!

Commenti alle singole puntate a parte, da questa stagione di Black Mirror emerge la necessità di produrre meno episodi, ma bbbelli (sei sono un po’ troppi… no?), dato che (personalmente parlando) solo due puntate sono davvero riuscite. Ammetto di aver valutato più le storie che il messaggio e il suo spunto di riflessione (il trattamento della nostra identità dopo la morte, la protezione della nostra privacy, ecc…): e so che, se l’andazzo sarà così, continuerò a notare sempre di più la differenza tra il “vecchio” e il “nuovo” Black Mirror… Ma, ripeto: se le storie sono belle, lo rimpiangerò di meno (e non so se ha senso quello che ho scritto #lol).

Ultima cosina, prima di passare alla fredda classifica degli episodi: in questa stagione ci sono state tante donne, tante donne differenti tra loro, e non l’ho nemmeno notato (almeno fino a quando non ho cominciato a scrivere questo articolo). Credo sia un bel merito: troppo spesso si sbatte in faccia allo spettatore la presenza di personaggi femminili più o meno forti, tanto per mostrarsi politically correct.

Ed ecco qui la mia scaletta: non esitate a condivere la vostra in un commento!

  1. Black Museum
  2. Hang the DJ
  3. Arkangel / Crocodile
  4. USS Callister
  5. Metalhead

 

Vain
Gattofila Serpeverde, attendo invano che Robb Stark resusciti come licantropo; Tennant ha invaso camera mia con la sua faccia; ho un'insana mania per i musical e per tutto ciò che fa rima; leggo #UnFumettoAlGiorno e scrivo per Blue Box Series e Mangaforever; intanto, vado a caccia di idee per sceneggiature e cose varie.

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