Being Human: quando il fantasy non si prende sul serio

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

Una casa.

Tre coinquilini molto diversi tra loro.

Sembrano le basi per una normale e perfetta sit-com. Peccato che i nostri protagonisti non siano normali coinquilini: il trio delle meraviglie è composto nientemeno che da un vampiro, un lupo mannaro e un fantasma.

Se vi è già passata la voglia di scoprire di cosa si tratta, aspettate un attimo, perché questa serie non ha niente a che vedere con i teen-fantasy trashissimi a cui ci hanno abituato (e forse è anche per questo che non ha mai raggiunto le masse). Certo, un po’ di sano trash non manca, ma ciò che abbiamo tra le mani è più che altro una commedia leggera con qualche interessante risvolto drammatico.

Aidan Turner è Mitchell, un vampiro affascinante e carismatico con un passato oscuro che lo tormenta. La perfetta combo “bello e dannato”, insomma, alla quale si aggiungono:

uno stile da rockettaro trasandato tra giacche di pelle, camicie a  quadri e guanti senza dita (?);

scene di quasi nudo che sono sempre cosa gradita;

un sorrisone enorme di quelli che solo Aidan sa regalarci…

…ma che spesso lascia spazio a sopracciglia aggrottate da senso di colpa esistenziale.

Insomma, se non vi innamorate di questo personaggio non potremo mai essere davvero amici, sorry not sorry.

Russell Tovey invece è George, il lupo mannaro più imbranato e sfigatello dell’universo. Timido, impacciato, costantemente in ansia, vorrebbe solo vivere una vita tranquilla ma il suo stato glielo proibisce. Con lui le risate sono assicurate, perché riesce sempre a trasformare dialoghi banalissimi in situazioni a dir poco imbarazzanti. Impossibile non simpatizzare, perché a differenza dell’amico-fico, George è decisamente uno di noi!


E poi c’è Annie (Lenora Crichlow), una ragazza che ha perso la vita nella casa dove viveva con il fidanzato, ma che non è riuscita a “passare oltre”. Ha deciso così di rimanere nella stessa casa dove è morta, non sapendo dove altro andare visto che la gente comune non può vederla, mentre aspetta di scoprire – senza nessuna fretta – quale sia la “questione in sospeso” che la tiene legata a questo mondo. Nonostante la sua situazione precaria, Annie è un concentrato di allegria, positività e ottimismo.  Adora i suoi coinquilini, che non facendo per niente parte della categoria “gente comune” possono vederla, e fa di tutto per trasformare l’improbabile trio in una vera e propria famiglia felice.


Ma quando la città si riempie di esseri sovrannaturali di ogni sorta, la quiete è destinata a durare ben poco. Tra gli antagonisti troviamo anche grandi nomi tra cui Mark Gatiss (Sherlock), Jason Watkins (Doctor Who), Donald Sumpter (Game of Thrones) e Phil Davis (Poldark) che contribuiscono ad alzare il livello delle storyline stagionali, che altrimenti si perderebbero nel trash più banale.

Essendo una serie targata BBC (più precisamente BBC Three) aspettatevi anche molti altri guest notevoli tra cui ad esempio Gregg Chillin (Da Vinci’s Demons), Mark Williams (a.k.a. Arthur Weasley), Ellie Kendrick (Game of Thrones) e Clare Higgins (Doctor Who), il cui personaggio vi commuoverà non poco. Infatti sappiamo bene che la BBC è anche garanzia di feels infiniti e questa serie non fa decisamente eccezione, anche se il lato comico rimane quello prevalente. Non che sia una di quelle serie da risate di sottofondo, ma quando i nostri protagonisti interagiscono, le situazioni esilaranti sono sempre dietro l’angolo.

Altro punto a favore: una colonna sonora strepitosa: Muse, Arctic Monkeys, Bat for Lashes, Stranglers, Smiths… Devo continuare?

Ma… Iniziano i ma. Senza spoilerare troppo, mi sento in dovere di informarvi di un fatto gravissimo che colpisce le ultime stagioni della serie, cioè il progressivo abbandono degli attori che ricoprono i ruoli principali. In parole povere: i protagonisti cambiano, diventano altri. Alcuni escono dalla storia con naturalezza, per altri la sparizione è improvvisa e risulta abbastanza forzata. Per il telefilm-addicted è probabilmente uno dei peggiori incubi, che genera anche un dilemma esistenziale: meglio far finta che la serie sia finita lì e abbandonarla insieme ai protagonisti o continuare dando una chance ai nuovi arrivati? Dire addio di punto in bianco a questa serie è difficile, visto che gli attori non lasciano la serie tutti insieme, ma uno alla volta, mentre la storia prosegue.

Quindi ci si prova, si tenta di abituarsi al fatto che i protagonisti non saranno più Mitchell, George e Annie, ma Hal, Tom e Alex. Di nuovo: vampiro, licantropo e fantasma, ma molto, molto diversi caratterialmente dai loro predecessori. Anche le dinamiche che si creano sono differenti: se prima i protagonisti erano uniti da un’amicizia forte e profonda, qui vediamo un’amicizia più conflittuale e litigarella, soprattutto tra i due uomini del gruppo: Hal, pignolo e metodico, che vede nel rispetto delle regole che si auto-impone l’unico modo per essere contemporaneamente un vampiro e una buona persona, e Tom, bambinone immaturo che del metodo dell’altro si fa un baffo e nella vita preferisce improvvisare. Inutile dire che insieme sono esilaranti.

Se poi si aggiunge anche la brillantezza sprint di Alex, il trio si chiude piacevolmente.

Promossi dunque gli attori e i personaggi, ma il peggioramento delle storyline e l’amaro lasciato dalla scomparsa dei protagonisti originali sono punti a sfavore.

È però un peccato lasciarsi scoraggiare da tutto ciò, perché se state cercando un telefilm scorrevole e poco impegnativo che vi conceda anche due risate, Being Human è assolutamente da recuperare.

È bene sapere anche che esiste una versione americana della serie, sulla quale non posso esprimermi non avendola mai vista, ma nel caso vi trovaste a scegliere quale delle due iniziare vi ricordo una sola cosa: Aidan Turner.

*KO tecnico della sottoscritta*

Linda
Geek seriale, drogata di musica e film, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria specializzandomi in fotonica, tipo come costruire (spade) laser e come teletrasportarsi (ma non proprio).

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