Bates Motel: essere psycho non è mai stato così bello

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Lunedì 11 maggio è andato in onda il season finale di Bates Motel (serie che vi avevamo già presentato come assoluto Must Watch) e lasciatemi dire che, se pensavo che la seconda stagione avesse toccato vette così alte da rendere difficile l’obiettivo di eguagliarla, la terza è riuscita in pieno nell’intento di smentirmi.
La piccola grande serie targata A&E ogni anno si ripresenta con lo stesso ridotto cast ma con rinnovata bravura di ogni singolo interprete e con una storia che, man mano che assume tinte sempre più dark, cresce esponenzialmente anche in bellezza e profondità.

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I segreti della bellezza – che possiamo anche definire grandezza – di Bates Motel sono essenzialmente due: la crescente e sempre più sorprendente bravura di Vera Farmiga e Freddie Highmore e la capacità di innalzare di volta in volta l’asticella dell’inquietudine portando contemporaneamente ad esplorare ogni sfumatura di ogni sentimento umano attraverso le interazioni sempre più organiche che avvengono tra tutti i personaggi.
Su Vera e Freddie voglio spendere di nuovo alcune parole, perché fosse per me conferirei loro ogni premio possibile come segno che il lavoro che hanno compiuto in questa serie è un qualcosa che si vede raramente in televisione. Oltre ad essere legatissimi fuori dal set, ogni loro interazione davanti alla macchina da presa è straordinaria: urla, pianti, abbracci e sguardi, i due alternano momenti di tenerezza a intense scene drammatiche risultando sempre convincenti e autentici. Ripeto, SEMPRE. Per non parlare poi della meravigliosa espressività della Farmiga, assolutamente impagabile.

 

 

Accanto a loro poi, secondo il mio parere, questa stagione ha visto sbocciare nel vero senso della parola quei personaggi che fino alla scorsa erano i co-protagonisti e che ora sono invece diventati la parte integrante di un meccanismo che cresce in bellezza ad ogni episodio.
Dylan è quel ragazzo che vorresti solo abbracciare per quanta tenerezza lascia trasparire, sia nei confronti di sua madre Norma, sia nelle preoccupazioni per suo fratello, sia nel complicato legame con il padre Caleb, sia – e qui entra in gioco una delle più belle novità di questa stagione – nel meraviglioso rapporto sviluppatosi con Emma.

I Dylemma (sì, usiamo anche noi lo ship name perché questi due ci hanno fatto commuovere un po’ tutti) sono stati la più bella sorpresa della stagione: lo sviluppo del loro rapporto ha subito una fortissima accelerata solo negli ultimi episodi, facendo impazzire letteralmente ogni spettatore. I loro sguardi, le loro telefonate, i loro sorrisi e infine quel bellissimo bacio che fa perdere loro il filo del discorso. Insomma, tutti siamo un po’ caduti nel fangirling grazie a questi due bellissimi personaggi.

Romero è l’altra carta che non ti aspetti. Se già le interazioni con Norma ci avevano portato a volerli vedere insieme a partire dalla seconda stagione, è nella terza che entra in gioco quell’angst che ti porta ad urlare allo schermo e a compiere davanti al pc gesti che ti fanno sembrare una pazza psicotica, come per esempio:

La verità è che Romero in questa terza stagione esce finalmente dal quel ruolo d’ombra e più marginale che aveva avuto in passato per diventare un personaggio totalmente autonomo e in grado di incuriosire lo spettatore come mai prima d’ora: prova palesemente dei sentimenti per Norma pur non riuscendo ad esprimerli a parole (ma in fondo contano i bellissimi gesti che compie per lei, no?) e la sua condotta morale vacilla sempre più fino a sfociare in un finale che mi ha fatto portare le mani davanti alla bocca per lo stupore nel vederlo eseguire freddamente un uomo in quel modo.
Il rapporto tra Norma e Romero, così come quello tra Dylan ed Emma, è stato uno dei focus della terza stagione, nonché chiaramente uno dei rami più riusciti e più belli della storyline. Qui si esplorano praticamente tutte le fasi di un rapporto tra persone adulte e circondate da così tanti problemi come quelli in cui sono immersi loro a White Pine Bay.
Si passa dal senso di protezione di Romero verso Norma, ai dubbi su quella donna che nasconde dei segreti, alla delusione, alla volontà di allontanarla dalla propria vita, al risentimento e all’inevitabile attrazione-amore che li lega.
La scena più bella tra i due è quella nel penultimo episodio: gli schiaffi che Norma tira a Romero – ceffoni veri e propri, Vera Farmiga ci tiene a sottolinearlo mostrando poi la sua mano a riprese concluse – e l’esitazione di lui dinnanzi a lei. Alla fine avevo le lacrime agli occhi e volevo soltanto stringerli forte.

 

 

 

Infine eccoci a Norman: sempre più dark, sempre più fuori controllo, sempre più impersonificato nel ruolo di sua madre. Norman ormai è una mina vagante, incapace si tenere a freno quel suo lato oscuro che gli offusca la mente.
Bellissima anche qui la scena del finale di stagione, con l’alternanza tra quello che vediamo noi, ossia Norman che compie quel brutale delitto, e quello che vede la sua mente, ossia che sia sua madre a compierlo. Bellissima quell’alternanza Norma/Norman, e bellissima l’esecuzione dal punto di vista narrativo.
Ogni volta Bates Motel trova il giusto cliffhanger per concludere in maestosità una stagione da applausi, e qui lo fa addirittura usando una bellissima citazione presa direttamente da Psycho.

 

 

 

E ora cosa ne sarà di Bates Motel? La vera domanda che vale la pena porsi adesso è solo questa. Sul suo destino la rete A&E non si è ancora pronunciata e ammetto che un po’ d’ansia la sto provando. Temo arrivi una brutta notizia da un momento all’altro, perché questo silenzio un po’ mi sta facendo temere il peggio.
Spero che arrivino presto novità a riguardo, perché lasciare questa splendida famiglia è una cosa che non mi sento di poter affrontare ora. Voglio continuare il viaggio con loro, voglio ancora percorrere le strade piene di pericoli di White Pine Bay, voglio vedere questi personaggi sbocciare sempre più, voglio applaudire ancora tutto il cast per aver reso bellissima questa serie tv che ormai occupa in me un posto speciale.

Elisa
Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

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