Ash vs Evil Dead: Non chiamatelo trash!

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Questo articolo si appella all’apologia del trash già menzionata qui.
Va dunque sempre ricordato che esiste trash e trash e definirei “esperti del settore” quelli che sono riusciti a bingewatchare con un occhio critico, ma allo stesso tempo affascinato, The Lady in un giorno solo.
Il cultore del trash sa che ci sono dei punti chiave che rendono la storia che sta guardando di un altro livello e che, per forza di cose, non riesce a smettere di guardare.

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Il primo punto è la trama che deve essere del tutto surreale o palesemente banale: non ci sono – e non sono tollerate – vie di mezzo.
Gli sceneggiatori di storie palesemente banali sanno che noi – amanti del trash in incognito – continueremmo a guardare ogni puntata solo per masturbare il nostro ego, azzeccando previsioni e vedendo la storia svilupparsi esattamenete come ce la siamo immaginata nella nostra mente.
Se la storia si rivela essere del tutto surreale, invece, veniamo appagati con la presenza di scene assurde, tipo bambini che nascono dentro a squali che cadono dallo spazio – ed ogni riferimento a Sharknado è puramente casuale.

Il secondo è il sangue e, quindi, di conseguenza la presenza di morti che potevano essere palesemente evitate, ma che per rendere più interessante il tutto si rendono essenzialmente necessarie: questo punto di solito porta al fattore inaspettato o al punto WOW! per cui ti ricordi essenzialmente quella scena per il resto della tua vita.

Il cultore del trash sa che il terzo ed ultimo punto indispensabile è la ship: non importa se il protagonista è un fantama, serial killer, sposato o minorenne… in tutto il marasma del trash una ship si trova sempre, perché ammettiamolo, il contentino con l’amore trionfa piace.

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Facendo un rapido calcolo tutte le serie dell’ultimo periodo destinate ad un pubblico teen *cough cough CW, ABC Family cough * rientrano in questa categoria.
Ma se state pensando che Ash vs Evil Dead sia una cosa trash qualsiasi e la state evitando di proposito perché “voi il trash non lo guardate”, vi state sbagliando di grosso.

Era il 1981 quando Bruce Campbell e San Raimi decisero che risvegliare i morti sarebbe stata una buona idea.
Per chi non lo sapesse questa serie tv, targata Starz, si colloca tra i sequel che stavamo aspettanto con ansia o almeno che io stavo aspettando intensamente: è infatti il continuo della storia iniziata con il film cult del genere horror/splatter a basso costo La Casa (1981) [a cui sono succeduti La casa 2 (1987) e L’Armata delle Tenebre (1992)] in cui cinque ragazzi – come nel più classico dei film horror – trascorrono un week-end in uno chalet di montagna, dove ritrovano un libro – che ovviamente solo dopo scopriranno essere un libro dei morti – che cambia le loro vite per sempre, aka muoiono uno ad uno tranne Ashley “Ash” J. Williams aka Bruce Campbell.

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Ash diventa in breve tempo il patriota e capostipite di una generazione di eroi che involontariamente si trovano a salvare il mondo da spiriti maligni, che proprio loro hanno risvegliato. Prima di Constantine e del suo disagione insomma, c’era lui: Ash.
Oggi, più di trent’anni dopo, la storia è sempre surrealmente quella: mentre era strafatto e con una giovane donzella involontariamente risveglia le forze del male, che inevitabilmente, lo vogliono vedere morto. In un mondo che trova gente posseduta del tutto normale abbiamo quindi lo sviluppo della storia – che ancor prima della messa in onda viene rinnovata per una seconda stagione (informazione del tutto gratuita, ma che volevo comunque comunicarvi per farvi capire quanto sia essenzialmente necessaria questa serie tv – ndr).

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Storia surreale quindi presente. Sangue? Presente e a volontà. Non solo perché ovviamente tutti i posseduti vengono decapitati – e il sangue si riversa a litri su chiunque – ma perché il Buon Ash nello scontro finale della trilogia precedente perde una mano, e con i super progressi tecnologici fatti negli ultimi 30 anni la sostituisce con una motosega.
Se vi state chiedendo dove possa essere la ship in tutto questo vi accontento subito. La spalla destra di Ash è il tipico giovane messicano con lo zio santone, ed è innamorato della giovane bella – e sua collega di lavoro – che viene salvata nel pilot. Ship scontata regalata. Ma per voi che puntate alle cose un po’ meno canon vi dico che una certa Lucy Lawless è la protagonista/semi-antagonista di questa serie tv. Anche se potrei sbagliarmi, il mio cuore di fangirl li shippa ardentemente assieme. E non solo perché lei nasconde un segreto e gira con la mano mozzata di Ash, ma perché vedo del potenziale.

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Sam Raimi, regista e creatore della serie originale (insieme a Bruce Campbell), trent’anni dopo riesce a realizzare un prodotto che, nonostante la manifesta surrealtà, si lascia guardare e genera quell’hype alla visione – che rende quei  27 minuti di episodio, la mezz’ora migliore della settimana.  So che alla parola demoni, possessioni e splatter molti di voi storcono il naso – sussurrando “non è cosa per me” – ma siamo lontani dall’ansia di Penny Dreadful e dallo splatter di Bad Taste: gli effetti speciali e la cura dei dettagli danno quel senso di plausibilità alla vicenda che non ci meraviglieremmo se domani Ash si presentasse a casa nostra per salvarci tutti. E ne saremmo anche contenti.

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Ash vs Evil Dead ha tutte le carte in regola per essere definito trash, ma non chiamatelo così perché sarebbe sminuirlo, e non rendere onore a quello che è una piccola perla incompresa dell’universo delle serie tv.

Ora so che – anche se lo negherete fino alla morte – non siete indifferenti a quanto vi ho raccontato finora. Per cui, Ash sta solo aspettando voi.

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Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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