And then there were none: il nuovo classico della BBC

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Tempo di lettura previsto: 3 minuti

Visto che spoilerare un giallo è una colpa da pena capitale, questa recensione è totalmente spoiler free, YAY!

Immaginate che i vostri rimorsi non solo tornino a farsi vivi, ma chiedano anche il conto. Pensate che il vostro rimorso non consista nel semplice senso di colpa per avere lasciato il vostro primo fidanzatino via sms, ma che sia un omicidio. E immaginate anche di essere dentro a un giallo di Agatha Christie.

Mescolate tutti questi elementi insieme e avrete And then there were none, serie della BBC andata in onda per tre sere di fila a fine del 2015, tratta dall’omonimo libro della scrittrice inglese, meglio conosciuto in Italia con il titolo Dieci piccoli indiani.

So cosa probabilmente state pensando: è una storia famosissima, so già l’identità del killer, che senso ha vederne l’ennesimo adattamento? È esattamente quello che ho pensato anche io, ma mi sono comunque lasciata convincere volentieri, complice il fatto che il libro l’ho letto secoli fa e che in generale penso che qualunque cosa ispirata agli scritti della Christie meriti di essere, se non amata, almeno vista per rispetto al genio di questa donna. Ah, e poi fra i talentuosissimi attori presenti c’è anche Aidan Turner che, per inciso, passa metà seconda puntata a torso nudo senza apparente motivo.

And then there were none è originale per una scelta precisa di regia, che ha esaltato tutti quegli elementi di tensione che nei precedenti adattamenti sono stati meno calcati ma che sono presenti nel libro, e che non stonerebbero all’interno di un film dell’orrore non particolarmente cruento.
Abbiamo dunque dieci persone intrappolate, porte che cigolano, luci che saltano, candele che si spengono, fantasmi dal passato che si fanno sempre più reali, un’isola deserta senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno e una poesia inquietante che continua ad avverarsi. Non c’è quindi spazio per cali di attenzione, né noia: la sceneggiatura e le atmosfere create, che alternano la bellissima fotografia degli esterni a quella più claustrofobica degli interni, riescono a catapultare lo spettatore in quella villa sul mare, facendolo sentire braccato a sua volta.

Ciò che rende Dieci piccoli indiani un capolavoro senza tempo è che, oltre ad essere un eccezionale esempio di enigma della camera chiusa, non ci sia l’investigatore – il rappresentante del bene per antonomasia- a riportare l’ordine. Si tratta quindi di una sfida che lo scrittore lancia e che il lettore deve raccogliere, che consiste nel cercare di arrivare alla soluzione prima della fine del libro, senza però avere la certezza che la giustizia trionferà.

L’adattamento televisivo in tre puntate in questo caso ben si presta a rivelare progressivamente, ma senza fretta, le colpe degli invitati, mentre noi, che ci ritroviamo coinvolti nelle vicende di quella villa in veste di osservatori impotenti ma privilegiati del passato dei “sospetti” e dei loro comportamenti, allo stesso tempo raccogliamo gli elementi che ci portano alla risoluzione finale.
Quale modo migliore, dunque, per festeggiare il 125° anniversario della nascita di Agatha Christie, se non immergersi di nuovo nelle atmosfere di uno dei suoi migliori gialli? And then there were none riuscirà a farvi appassionare a una storia che probabilmente conoscete fino alla nausea. D’altra parte, sono cose che solo la BBC riesce a fare.

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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