American Gods al San Diego Comic-Con: è già capolavoro

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

Mancano ancora parecchi mesi all’uscita di American Gods, prevista per il 2017 sul canale Starz.

Tutti coloro che sono già fan di Neil Gaiman o di Bryan Fuller saranno sicuramente impazienti di vedere come una simile eccellenza della letteratura fantasy (anche se definire un qualsiasi lavoro di Neil Gaiman solo con il termine “fantasy” è a dir poco riduttivo) sarà reso sui nostri schermi, adattato dallo stesso genio artistico che è riuscito ad apportare un nuovo contributo di altissima qualità al mondo di Hannibal Lecter, nonostante il personaggio sembrasse ormai intoccabile dopo l’interpretazione di Antony Hopkins.

Ma per chi si è trovato, durante i giorni del San Diego Comic-Con, i social network improvvisamente invasi da questi bei faccioni

senza avere la minima idea di cosa si stesse parlando, lasciatemi, prima di analizzare cosa è emerso dalla convention, spendere due parole su cosa sia American Gods e sul perché dovreste essere anche voi impazienti di vederlo.

Si tratta di una storia fantastica, ma anche horror; onirica e surreale, ma incredibilmente aderente alla realtà dei giorni nostri. È un’avventura, ma anche, in qualche modo, un romanzo introspettivo e di formazione.

Shadow Moon, così si chiama il nostro protagonista, viene rilasciato di prigione con qualche giorno di anticipo per una ragione alquanto tragica: sua moglie Laura è appena morta. Sull’aereo che lo riporta a casa un misterioso individuo che si fa chiamare Wednesday gli propone un lavoro come guardia del corpo; Shadow accetta, senza sapere che presto si ritroverà nel bel mezzo di una guerra sovrannaturale: i protagonisti di questo scontro sono gli dèi, che qui sono più che mai reali, molto simili a comuni esseri viventi, e si nutrono della venerazione e della devozione che gli uomini hanno per loro. Gli antichi dèi, sempre più deboli e decimati, lottano contro quelli nuovi, tra cui il dio della tecnologia e la dea dei mass media, che si fanno invece sempre più forti e stanno per soppiantarli del tutto.  Se si considera il mondo odierno, l’esito di questa lotta sembrerebbe scontato; ma siate pronti a farvi sorprendere, perché niente, niente è come sembra.

Ecco il trailer uscito proprio durante la con, che riassume benissimo ciò che vi ho appena raccontato, dandoci in più anche un’idea di quale sarà l’atmosfera della serie.

 

La prima impressione è che questa opera sarà piuttosto in linea con gli altri lavori di Fuller, che uniscono bellezza e macabro con naturalezza, come se i due concetti non possano esistere separati l’uno dall’altro; caratteristica che è fortemente presente anche nei lavori di Gaiman. In sostanza, non credo si potesse trovare una collaborazione più azzeccata di questa.

Al panel erano presenti, oltre agli autori Bryan Fuller, Michael Green e Neil Gaiman, anche il regista David Slade (che ha già collaborato con Fuller dirigendo alcuni episodi di Hannibal, compreso il famigerato “Mizumono”) e alcuni degli attori: Ricky Whittle, che grazie alla sua performance come Lincoln in The 100 ha trascinato moltissimi nuovi e ignari fan nel mondo pazzo che è ogni serie scritta da Bryan Fuller, interpreterà proprio Shadow; l’immenso Ian McShane sarà il misterioso Wednesday; Pablo Schreiber, George Mendez in Orange Is The New Black, vestirà i panni del leprecauno Mad Sweeney; Yetide Badaki si trasformerà nell’enigmatica Bilquis; Bruce Langley, in rappresentanza dei “cattivi”, sarà “Technical Boy” .

american gods actors

Durante il panel è stato anche annunciato un nuovo membro del cast che ha subito raggiunto i colleghi mandando in delirio i fan; sto parlando di Kristin Chenoweth (la fantastica Olive di Pushing Daisies) che interpreterà la dea Easter.

Tra i grandi nomi che fanno parte del cast ma non erano presenti a San Diego troviamo Emily Browning, la morta-o-forse-non-troppomorta Laura (d’altronde, “si sa che è uno show di Bryan Fuller, quando c’è di mezzo una ragazza morta”) , Cloris Leachman (sì, quella Cloris Leachman, o Frau Blücher, come preferite), che in barba ai suoi novanta anni è più in forma di me, come Zorya Vechernyaya e Gillian Anderson nel ruolo di Media.

E poi ancora Peter Stormare, Orlando Jones, Crispin Glover, Jonathan Tucker; insomma, proprio un bel gruppetto.

Durante il panel si è parlato in un primo momento dei casting. La scelta del protagonista è stata lunga e difficoltosa; per “essere sicuri che potesse farcela”, Ricky Whittle è stato sottoposto a ben sedici provini.

La scelta di Ian McShane è stata molto più semplice, è bastata una telefonata di intesa tra Fuller e Gaiman. L’attore aveva già collaborato con quest’ultimo, prestando la voce a Mr. Bobinski nel film d’animazione Coraline. Da parte sua, McShane si è detto entusiasta di far parte del progetto, del quale ha molto apprezzato la scrittura, la novità e gli effetti speciali e visivi.

Si è parlato anche del provino di Yetide Badaki, e di come abbia dovuto recitare subito proprio quella scena. Per chi non avesse letto il libro, vi posso assicurare che Bilquis è presente pochissimo, ma è protagonista di un capitolo a dir poco memorabile e non ci sono dubbi che si stiano riferendo proprio a quella vicenda. Non faccio fatica a credere che Bryan abbia definito la sua audizione come “la più strana a cui abbia dovuto assistere”.

A proposito di quei personaggi, come appunto Bilquis, che nel libro compaiono senza però venire approfonditi, gli autori ci hanno garantito che troveranno tutti un posto qui; le pagine a loro dedicate nel libro serviranno da trampolino per costruire una storia tutta loro nella serie tv.

Gaiman ci ha rassicurato anche con queste parole:

“If you loved it on the book, it is probably going to turn up on your screen.”

Grande aderenza al romanzo dunque, non solo per quanto riguarda i contenuti, ma anche per la scelta degli attori: nessun whitewashing per Shadow, ad esempio, come avevano temuto in molti. Michael Green ha aggiunto che il mantenimento della razza originale dei personaggi dovrebbe essere alla base di ogni adattamento.

Si è fatto riferimento alla questione razziale anche in relazione all’odio e alla mancanza di empatia che in questo ultimo periodo sembrano dilagare nel mondo, ma soprattutto in America, accentuati soprattutto dall’utilizzo dei social network. Era inevitabile toccare questi argomenti, poiché non solo il rapporto tra uomo e tecnologia è uno dei temi principali, ma la tecnologia è addirittura presente come personaggio, essendo uno dei nuovi dèi.

Bruce Langley ci ha rivelato anche una curiosità sul suo personaggio:

“You never see the same version of him twice.”

Yetide ha aggiunto: “Like technology”. Può sembrare un dettaglio banale, ma penso che invece dia proprio l’idea di come anche i  personaggi secondari siano stati sviluppati e curati nel minimo dettaglio, e ciò non fa che aumentare le aspettative nei confronti di questa serie.

In contrasto con l’odio, Bryan ha sottolineato l’importanza dell’amore e della tolleranza. In questo ambito è stato toccato anche un altro dei grandi temi della serie, cioè la religione; Ricky Whittle ha aggiunto che ognuno deve poter essere libero di credere a ciò che vuole, se questo lo fa stare bene.

Quando un fan ha chiesto se potrebbe esistere anche un dio dell’ateismo, Gaiman ha fatto capire come l’essere atei non significhi non avere comunque un adorazione verso qualcuno o qualcosa. Scherzosamente ha raccontato di come abbia recentemente incontrato un gruppo di persone che gli sembravano intente a compiere qualche sorta di rito, mentre poi ha scoperto essere giovani cacciatori di Pokémon.

Questo panel ci ha dato un’ulteriore conferma di come il progetto sia in buone mani (non che avessimo molti dubbi) e stia procedendo a gonfie vele verso l’Olimpo delle serie tv di qualità. Lo so che è un po’ presto per giudicare, ma i presupposti sono talmente buoni che è impossibile non consegnare tutta la propria fiducia – se non la propria anima – nelle mani di questa produzione, ma soprattutto della coppia esplosiva e geniale Fuller-Gaiman.

Breve conclusione idiota: impossibile non spendere qualche parola di apprezzamento per i bellissimi capelli lunghi di Bryan, ma soprattutto per la action figure di Hannibal che si è portato ovunque durante tutto il Comic-Con.

Linda

Geek (tele)filmica, feticista del British, drogata di musica (sopra e sotto al palco), cultrice della parola scritta, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria.

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