Alias, il primo amore telefilmico non si scorda mai

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblr

Tempo di lettura previsto: 5 minuti

Ci sono momenti in cui piccoli e promettenti telefilm addicted iniziano a prendere forma e sostanza, anticipando quello che di lì a qualche anno verranno a rivelarsi veramente: malati seriali praticamente incurabili.
Per me l’origine, il punto di partenza, è senza dubbio stato rappresentato da Alias.
Non che prima di esso non guardassi la tv o che pensassi che le stagioni erano solo 4, di cui una adatta per andare al mare e una favorevole allo sci. Però diciamo che mai come con Alias mi era capitato prima di cadere in un vortice di ossessione e hype praticamente incontrollabile, già a partire dalla sigla.

Stiamo parlando dei primi anni Duemila, ossia quei bei momenti in cui cose come streaming, torrent, commenti e sclerate collettive sul Twitter erano ben lungi dall’essere anche solo ipotizzabili.
E’ il 30 settembre 2001 e il pilot debutta sulla ABC, quella rete che già all’epoca produceva cose trashette, ma lo faceva parecchio in grande – per i mezzi dell’epoca – e con stile e Alias ne è la prova.
Ma, come dicevo, il mondo dell’internet per l’undicenne che ero all’epoca era cosa praticamente sconosciuta – essere teenagers in quegli anni era parecchio triste se paragonato ad oggi, lo riconosco – quindi il mio primo impatto con Alias è stato abbastanza casuale e, tenetevi forte, si è verificato attraverso RAI2, nel lontano 2003.
Non ricordo esattamente se avessi deciso di seguire quella nuova serie perché avevo visto il promo in tv o se mi trovai semplicemente nel posto giusto (sintonizzata su rai2), al momento giusto (proprio nel momento di messa in onda del pilot, Truth Be Told), sta di fatto che fu subito amore a prima vista.
La RAI già all’epoca era famosa per incasinare il palinsesto, tant’è che, dopo la prima stagione trasmessa in inverno, pensò bene di cambiarle slot, trasmettendo tutte le altre seasons d’estate, perché, in fondo, chissenefrega se la gente voleva seguirla, vero?
Quindi io ho questo ricordo: i miei amici uscivano la sera, in vacanza, e io paccavo le bevute collettive (di té freddo o Coca Cola, avevo tredici anni insomma!) per stare sul divano a shippare come se non ci fosse un domani Sydney Bristow e Michael Vaughn, sentendomi dare dell’asociale e schernire a più riprese a suon di “ma davvero tu non esci la sera per vedere una serie tv?!”.
Erano gli anni in cui questo comportamento poteva sembrare strano e preoccupante, ma meno male che poi è arrivata l’era digitale a farmi capire che era tutto perfettamente normale e che non ero affatto sola.

Alias è una serie tv, anzi, è LA serie tv che mescola il genere dello spionaggio alla fantascienza ed è stata concepita nientemeno che dalla mente di quel geniaccio di JJ Abrams, futuro creatore di  LOST Fringe. Insomma, potremmo considerare Alias un passo fondamentale nella carriera dello sceneggiatore, e mi piace pensare che senza questa serie, LOST non ci sarebbe mai stato.
Protagonista è Sydney Bristow, interpretata dalla brava e bella Jennifer Garner (hello first crush, my old friend): reclutata al college, la Sydney diventa agente per una misteriosa organizzazione chiamata SD-6, presunta divisione della CIA. Ma ben presto si scopre che questa agenzia non è poi così buona e che con la CIA ha ben poco a che fare: così inizia una spirale di doppi giochi, segreti e scoperte che attirano lo spettatore in un vortice di hype e gimme-more dal quale era difficile uscirne.

 
 

Dietro Alias si cela una vera e propria mitologia, che ha contribuito a rendere questa serie unica nel suo genere, nonché ricordata e amata così tanto anche a distanza di oltre un decennio: la simbologia del numero 47 (e qui chi ha seguito LOST potrà capire dove l’ossessione di JJ Abrams per i numeri fosse già stata annunciata), la storia di Milo Rambaldi e della sua profezia, l’SD-6 stessa e tutti quegli intrecci e plot twists che coinvolgevano CIA-KGB-MI6 e chi più ne ha più ne metta.

Accanto a questo vi sono poi dei personaggi che resteranno per sempre indimenticabili: Irina Derevko e Arvin Sloane, insieme a Jack Bristow, rappresentano il mio personale terzetto che non cambierei mai per niente al mondo. Tutti e tre personaggi ambigui, per cui si passava dall’odio, all’affetto, all’amore e all’odio ancora, senza possibilità di prendere davvero una posizione netta nei loro confronti, perché così enigmatici e borderline che inquadrarli con assolutezza risultava praticamente impossibile. Ma alla fine, anche adesso, dopo dieci anni, riesco a guardare tutti e tre solo con tanto amore, no matter what.

 

 

Non vanno poi dimenticati personaggi come Will Tippin (ciaone Bradley Cooper, eri piccino ma già un po’ figo, anche se in un ruolo davvero da sfigatello) e Nadia Santos, quest’ultima in grado di dar vita ad un rapporto tra sorelle dei più complessi ed emozionanti che la mia memoria possa ricordare. E come non citare Dixon, l’odiosa Anna Espinosa e soprattutto Mashall, il geniaccio informatico-nerd-disadattato che trasformava ogni briefing in un momento memorabile?
E poi, least but not last, Julian Sark, il cattivone per eccellenza, quel genere di villain-figaccione che già sulla me tredicenne procurava qualche scompenso, perché per certe cose credo si nasca già predisposti a prescindere dall’età. #sorrynotsorry
E cosa dire dello spessore di certe comparse quali Isabella Rossellini e Quentin Tarantino? Questa serie non si è fatta mancare proprio niente.

 
 

E poi sì, c’era lui, la mia prima vera e propria crush (sono una persona prevedibile, I know), nonché l’uomo che ha dato vita alla mia prima ship soffertissima con Sydney: Michael Vaughn, interpretato da Michael Vartan. La storia tra lui e Syd è proprio di quelle classiche: tira e molla che va avanti praticamente per cinque stagioni, nelle quali tra loro ci si mette ogni ostacolo possibile e – visto che è una serie che abbraccia anche il genere syfy – impossibile.
E’ proprio quella ship che non puoi non aver avuto, capace di causare feels e lacrime sia di gioia che di dolore, e in grado di lacerarti un po’ il cuore episodio dopo episodio perché una sofferenza così non pensavi ancora fosse possibile provarla per due personaggi di finzione.

 
 
 

Alias è forse stata tra le prime serie concepite con la struttura telefilmica “moderna”, con episodi dalla solidissima trama orizzontale e con cliffhangers che rendevano l’attesa per la puntata successiva un qualcosa in grado di rovinarti l’intera settimana.
Forse vista al giorno d’oggi perde parte di quell’alone magico che la circondava nei primi anni Duemila, del resto tante cose sono cambiate e il mondo della serialità ha raggiunto vette eccezionali che in quegli anni era praticamente impossibile anche solo immaginare. Però ciò non toglie che questa serie abbia scritto un pezzo di storia e che abbia ricevuto così tanti riconoscimenti che la pagina di Wikipedia non sa neanche più dove mettere.
Il finale di Alias è stato uno dei più belli ed emozionanti con i quali abbia avuto a che fare, e ho ben presente la scena di me, sul divano della casa in montagna, mentre tutti erano fuori a godersi l’estate, a piangere, circondata da pile di fazzoletti usati e a fissare la schermo sul quale è comparsa la scritta:

jjj

No cari autori, anche dopo tutti questi anni sono io che ringrazio voi.
E ora, se mi scusate, vado un attimo a piangere in un angolino e a fissare i cofanetti dei DVD meditando sulla possibilità di fare un rewatch.

Elisa
Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

Potrebbero interessarti anche...

Informativa: Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Cliccando su accetta, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi